Non posso licenziarti? Allora ti mobbizzo: la testimonianza di Alessandra

ABSTRAT SINTESI DELL’ARTICOLO.

Non posso licenziarti? Allora ti mobbizzo: La testimonianza di Alessandra, un insegnante.
Il fatto si svolge nel modulo delle quarte classi di una scuola elementare a carico di Alessandra, insegnante di ruolo da 20 anni per effetto della vincita di due concorsi ordinari per titoli ed esami, con esperienza d’insegnamento 25ennale. Lei ha lavorato anche in altri settori per cui, aveva esperienza lavorativa 30ennale.

ARTICOLO

Il fatto si svolge nel modulo delle quarte classi di una scuola elementare a carico di Alessandra, insegnante di ruolo da 20 anni per effetto della vincita di due concorsi ordinari per titoli ed esami, con esperienza d’insegnamento 25ennale. Lei ha lavorato anche in altri settori per cui, aveva esperienza lavorativa 30ennale.
Da 6 anni era in servizio presso quella scuola dove ha insegnato italiano e religione dalla prima e senza alcun problema detenendo, anzi, la stima di tutti: genitori, alunni, colleghi, bidelli, personale di segreteria, dirigente scolastica, tanto da essere coordinatrice degli insegnanti e referente di modulo. Era tenuta tanto in considerazione, da dover concedere “consulenze volanti” per strada perché i suoi consigli erano ritenuti risolutori per tutti. Ha sempre affiancato le colleghe di modulo più giovani ed inesperte. Era anche chiamata dalla scuola telefonicamente, al suo domicilio, per intervenire e risolvere fatti avvenuti in sua assenza o per recarsi in direzione o in altre riunioni in qualità di referente di modulo e di R.S.U., carica dalla quale ha dato presto le dimissioni perché, sempre più spesso, le si facevano pressioni di collaborazione alla manomissione di documenti e/o per depositare dichiarazioni false o firme posdatate.
La stima che le si manifestava, si estendeva a tutti i livelli della società nella quale operava.
I rapporti con le colleghe erano distesi, cordiali e tanto sereni da comunicare anche agli alunni tale clima. Seppure dovesse accollarsene tutti gli oneri, lo faceva volentieri perchè ciò favoriva il clima sereno in cui tutti operavano.
Durante la terza classe elementare, un’insegnante del modulo si è assentata perchè in astensione obbligatoria per maternità. In apertura del quarto anno si sono avvicendate alcune supplenze fino alla nomina dell’avente diritto, un maestro proveniente da un’altra Regione. Sin dal suo arrivo, ha innescato una sequela di problematiche fino a creare nelle classi una situazione di profonda crisi.
A causa della sua apparente inesperienza didattico-disciplinare, dava adito a lamentele sia da parte dei genitori sia delle colleghe che non riuscivano a fare lezione nelle classi attigue per il gran baccano prodotto nelle aule dove lui operava.
Alcune intervenivano personalmente entrando nell’aula e ripristinando la disciplina d’autorità, altre, negli spostamenti da e per le classi. Altre volte intervenivano pure i bidelli.
Durante le sue ore, accadeva di tutto: alunni che si allontanavano indisturbati dalla classe e venivano ritrovati in cortile dai bidelli, occhiali e diari che volavano dalle finestre, bambini che si picchiavano in classe durante le ore di lezione… Una collega si recava spesso, con la sua classe, a far lezione nell’edificio distaccato per poter insegnare serenamente ai propri alunni. Questo ha aumentato le polemiche e gli allarmismi esterni, con pettegolezzi, favoriti anche dal personale scolastico. Ciò si ingigantiva sempre più perciò la dirigente scolastica, che da ora in poi chiameremo D.S., non interveniva in alcun modo e ognuno si arrangiava come poteva per risolvere il disagio che viveva.
Sin dalla prima assemblea di classe, sono emerse le prime lamentele circa l’operato del maestro e mai, in nessuna riunione, è emerso nulla a carico di Alessandra che, da subito, è stata messa nelle condizioni di dover parare colpi e situazioni non di sua competenza, come unico punto di riferimento disponibile ad accogliere le proteste delle famiglie che si lamentavano con lei ora del maestro e dei suoi metodi, ora di ciò che accadeva nelle classi, ora degli altri alunni che litigavano pesantemente con i propri figli.
Tutti i giorni, in entrata e in uscita, vi erano genitori che si introducevano a scuola approfittando dei cancelli aperti e dell’assenza del personale preposto alla sorveglianza che, dal mattino presto, invece di vigilare, si sollazzava in uno stanzino dell’edificio distaccato bevendo caffè, facendo colazione, fumando e chiacchierando.
Nonostante mettesse costantemente al corrente della situazione sia la D.S., sia la Vicaria, nessuno interveniva in alcun modo, neanche quando Alessandra ha fatto richiesta specifica alla D.S. di eseguire una visita ispettiva per verificare di persona ciò che accadeva spiegandole che non avrebbe retto per molto ancora a quello stress: oltre a svolgere le lezioni nella sua classe, veniva continuamente chiamata a tenere, contemporaneamente, la disciplina anche in quella occupata dal maestro inefficiente nonostante le due classi fossero dislocate su due piani diversi. Senza contare le continue interferenze da parte di tutti per chiederle ora questo ora quello, come se non si potesse far nulla senza la sua consulenza. La D.S. le rispondeva che non poteva fare nulla.
Gli interventi dell’insegnante per recuperare il salvabile, risultavano fallimentari a causa dell’inadeguatezza del suo ruolo: era solo una maestra non supportata dai superiori che, pur avendo il compito di prendere provvedimenti, non si muovevano neanche per visionare gli accadimenti.
Ogni richiesta, infatti, da parte di tutte le componenti della scuola, anche dei genitori, si scontrava con un muro di gomma. Questo atteggiamento ha favorito il comportamento scorretto di vari personaggi: dalla collega di inglese operante nel modulo (che parava le critiche al suo insegnamento spostando il problema dalla sua materia all’italiano che insegnava Alessandra insinuando ai genitori di non aver potuto trattare nella sua materia alcuni argomenti perché Alessandra non li aveva svolti in grammatica italiana), al maestro che affermava e sottoscriveva di attenersi alle direttive che gli davano. Nella pratica, si comportava come più gli piaceva per poi lamentarsi con chiunque di non essere aiutato dalle colleghe spostando l’attenzione da se stesso agli altri facendo credere che lui era disponibile ad imparare, ma non ne aveva l’opportunità per mancanza di collaborazione.
La situazione diventava sempre più difficile ed incandescente tanto da dar luogo a scene vergognose di litigi tra famiglie dentro e fuori l’ambito scolastico.
Ad un tratto Alessandra ha dovuto assentarsi per la prima volta per un periodo prolungato per malattia .
Ormai aveva preso piede uno strano fenomeno di isterismo collettivo e suggestione di massa tanto dilagante da far falsare a tutti la verità.
Alle sue pressanti richieste di colloquio, la D.S. le faceva rispondere che non aveva tempo. Allo stremo delle forze, Alessandra si assentava ancora per malattia con la diagnosi del suo medico di base che la seguiva da 20 anni: sindrome ansioso depressiva reattiva.
Dopo varie insistenze, il giorno 8 marzo Alessandra otteneva un appuntamento con la D.S. al termine del quale, la dirigente le presentava, apparentemente molto affranta, la fotocopia di una lettera contenente accuse diffamatorie, calunniose ed infamanti a suo carico, dicendole che non aveva potuto farne a meno viste le continue insistenze di alcuni genitori capeggiati da un sedicente avvocato genitore della scuola, presidente dell’Associazione Genitori e membro del Consiglio di Circolo. Egli le chiedeva inoltre la destituzione di Alessandra. Lo stesso, invece, per iscritto, ha affermato di essere stato convinto della necessità della stesura di tale scritto, proprio dalla D.S. che lo ha fomentato, caldeggiato e accolto con soddisfazione, sciogliendo con assicurazioni di buona riuscita, le perplessità degli organizzatori. Successivamente, la D.S. faceva notare ad Alessandra alcuni particolari dell’esposto per i quali la invitata caldamente a rivolgersi ad un penalista per esporre denuncia querela contro i firmatari, ma anche per essere difesa in caso fosse intervenuta la magistratura trattandosi di minori. La D.S. le presentava anche una lettera firmata che si dissociava radicalmente dai firmatari della prima, alla quale, nel tempo, ne sono succedute diverse altre, anche di genitori del passato ciclo scolastico.
La D.S., apparentemente costernata, congedava Alessandra senza dirle che, prima, aveva artatamente ordito l’intera tattica con i genitori che, rivoltisi a lei per risolvere la “questione maestro”, aveva convinto invece ad inventarsi un esposto amministrativo contro un’estranea ai fatti per evitare le ritorsioni contro se stessa.
Da quel momento, Alessandra ha vissuto situazioni a dir poco fantascientifiche a tutti i livelli e in tutte le sedi. I suoi alunni sono stati minacciati e fermati nel cortile della scuola affinché non entrassero in classe, fino a spostarne alcuni in altre scuole. Lei stessa è stata accusata e minacciata ripetutamente dalla vicaria, che ha sempre affermato di agire a nome e per conto della D.S., affinché si mettesse in malattia fino alla fine dell’anno…
Alessandra non si è mai piegata all’infame ricatto e, da questo momento, si sono scatenate le dinamiche del “branco” sia nell’ambiente lavorativo, sia in quello sociale in cui viveva.
Ha subito un’aggressione così forte che ha temuto di essere cancellata completamente, sia fisicamente che moralmente e professionalmente dalla vita sociale della sua città (ciò che poi è realmente accaduto).
Tutto è stato ordito e perpetrato con vari interventi di linciaggio morale, persecuzione immotivata, calunnie di vario tipo estese a tutti i livelli e in tutte le sedi : intolleranza, dichiarazioni mendaci, omissioni e manomissioni di atti d’ufficio, diffamazione sia sul piano personale, sia su quello professionale toccavano tutti gli ambienti da lei
frequentati (la scuola, la parrocchia, e arrivavano anche in altre zone della città ed in paesi viciniori). Tutti interventi atti a farla passare per pazza visionaria con manie di persecuzione.
In parte, con Alessandra hanno subito le aggressioni del branco anche coloro che, rendendosi conto dell’efferatezza della situazione, hanno voluto dimostrarle la loro solidarietà, ma soprattutto i suoi stessi alunni che, innocenti avrebbero invece dovuto essere tutelati dalla comunità scolastica e sociale a cui appartenevano.
Sempre le è stata negata la possibilità di difesa e di spiegazione in tutte le sedi e a tutti i livelli. Le sono state propinate umiliazioni in tutte le riunioni in cui la D.S., o la sua vice, prima dell’inizio ufficiale dell’assemblea, riuniva a sua insaputa la componente insegnante a cui venivano date le direttive di comportamento con la connivenza dei presenti che poi ritrattavano o manipolavano la verità a piacimento: la accusavano di falso e poi, nella riunione successiva, dicevano che non era vero perché non mettevano a verbale le dichiarazioni che Alessandra voleva formalmente inserire, adducendo la scusa che non era il momento e che non c’era tempo. E lei risultava sempre la solita persona scorretta che lo faceva perdere inutilmente.
Il clima di omertà era tale che i documenti apparivano e sparivano all’occorrenza con le motivazioni e le dinamiche più assurde. Queste farse si sono ripetute più volte fino a fine anno scolastico. A nulla sono valsi gli scritti intesi ad ottenere ciò che per legge le spettava. Tutti questi vissuti, l’hanno convinta a chiedere aiuto alle alte sfere dei suoi superiori con lettere in cui chiedeva una visita ispettiva che accertasse come stessero le cose, facendo finalmente chiarezza ed azzerando la situazione per tutelare la sua salute fisica e psichica. Nel frattempo, la ferocia degli interventi all’interno della scuola e all’esterno, la uccideva moralmente. Tutto ciò veniva compiuto con una efferatezza tale da rasentare l’istigazione al suicidio. Infatti, il linciaggio morale effettuato su di lei, anche per strada, la costringeva, in ultimo a recarsi a scuola in auto pur abitandone molto vicina. Dopo aver pazientato e adottato tutte le possibili soluzioni per arginare questa situazione che le diventava sempre più pesante ed insostenibile, sporgeva denuncia ai firmatari al fine di salvaguardare la sua
dignità umana e professionale dal momento che, nel frattempo, le invenzioni diffamatorie erano arrivate ad essere anche contrapposte tra loro come, ad esempio, che vedeva la Madonna e che faceva le messe nere.
Alessandra era fatta oggetto anche, da parte della direzione, di continue chiamate telefoniche a scuola o a casa per ritirare questo o quello scritto del quale non le si voleva anticipare nulla. Recepiva queste comunicazioni come provocazioni psicologiche che la facevano vivere in un continuo stato di ansia, infatti, doveva recarsi immediatamente a ritirarle, qualsiasi cosa stesse facendo, altrimenti quest’ultima diventava insostenibile. Era ormai come un riflesso condizionato.
In quel tempo moriva suo padre dopo una ventina di giorni di agonia. Subito dopo arrivava l’ispezione voluta da Alessandra il cui ispettore scolastico le riservava un incontro impostato e condotto in modo da provocarla e concludere… quanto scritto nella lettera dai genitori firmatari è tutto vero. Colui che Alessandra aveva chiesto a sua tutela, ha condotto l’incontro gridandole nelle orecchie tanto che, tornata a casa, dovette mettersi a letto subendo il primo attacco di panico.
Le modalità d’indagine scelte dall’ispettore sono state quantomeno ingenue. Egli ha interrogato tutte le componenti in gruppo e senza chiederne i nomi, favorendo in tal modo l’azione terroristica già in atto. Quando è stata la volta dei genitori, infatti, non si è accorto che “per errore” erano stati convocati solo quelli contro ed il numero di questi era stato gonfiato dal “popolo” che li aveva affiancati fin ora, ma che della faccenda non ne aveva nessuna conoscenza diretta.
L’Ispettore depositava al Provveditore degli Studi una relazione totalmente a favore di Alessandra, ma che non l’ha tutelata come avrebbe dovuto: nonostante la richiesta di riconferma dell’insegnante nella scuola per l’anno successivo firmata dalla maggior parte dei genitori, Alessandra veniva trasferita dalla D.S. (senza comunicarglielo formalmente) in una sede disagiata.
Nella consapevolezza di aver lottato invano perché la menzogna, la disonestà e l’illegalità non avessero la meglio, a causa del crescente squilibrio del suo stato di salute psico-fisico, Alessandra non è stata in grado di affrontare il rapporto frontale con gli alunni della nuova realtà. Gli attacchi di panico che non le hanno consentito di presentarsi nella nuova realtà comunque sono stati un momento fortunato perché le hanno consentito di non subire ulteriori violenze psicologiche che l’aspettavano nella nuova scuola dove era già arrivata notizia del suo trasferimento: all’ingresso, vi erano dei genitori manifestanti che non volevano affatto il suo arrivo lì.
Alessandra si recava dal suo medico che le diagnosticava grave stato ansioso depressivo con attacchi di panico da stress, le prescriveva una visita specialistica e un periodo di riposo specificando altresì che doveva prontamente allontanarsi dal quartiere dove aveva il domicilio e la scuola per evitare il peggio: c’era il rischio di un suicidio a causa della grave forma ansioso-depressiva raggiunta.
Da quel momento, la persecuzione della direzione diventò ancora più efferata fino ad arrivare a lasciare minacce ed insulti sulla sua segreteria telefonica… fino a costringerla a ricorrere più volte alle cure del pronto soccorso e poi del CPS.
Il terrore che l’assaliva al pensiero di riprendere il suo lavoro causato dal sentimento di inadeguatezza che avvertiva, la impauriva a tal punto che avrebbe voluto morire pur di non essere costretta ad affrontare tale evenienza.
Alessandra ha subito episodi molto gravi, la piccola comunità nella quale aveva sempre serenamente vissuto ha cominciato un lento, ma inesorabile linciaggio morale tale da indurla a sentirsi profuga in casa sua, ad allontanarsi da quella città e ad ammalarsi irreversibilmente. Ha subito un processo dal quale ne è venuta fuori pulita, ma venduta dai suoi legali di fiducia. E quel che è peggio, i suoi alunni, con i quali aveva instaurato uno splendido rapporto fatto di stima, amicizia e fiducia reciproche, sono stati defraudati della loro dignità umana di cittadini perché non tutelati dalle Istituzioni preposte a farlo.
Come potranno aver ancora fiducia e stima nei valori che, nel corso degli anni, Alessandra aveva faticosamente cercato di insegnare loro?

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